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07/10/2008 - Vicenza: «Quali estremisti, è la città che parla»


Sono trentadue scatoloni. Dentro, ci sono le 24.094 schede del referendum organizzato dal Comitato per la consultazione popolare Dal Molin. Li hanno consegnati lunedì mattina al sindaco Achille Variati nella Sala degli Stucchi. Una cerimonia solenne, come solenne è stata la volontà dei vicentini di far sentire la loro voce.

Lunedì scorso, dopo la notizia della sentenza del Consiglio di Stato che vietava il referendum, il presidio permanente dei No Dal Molin, quattro gruppi consiliari (tre della maggioranza e uno dell’opposizione) e il Coordinamento dei Comitati No al Dal Molin hanno dato vita a un Comitato che organizzasse in fretta e furia la consultazione popolare. In tre giorni hanno messo in piedi un referendum a tutti gli effetti: schede identiche a quelle che erano state stampate dal Comune, un collegio di garanzia composto da tre notai, un difensore civico, presidenti di seggio di alto profilo, sei o sette scrutatori per seggio, dei verbali ineccepibili. Giusto perché nessuno possa dire che non si è trattata di una cosa seria.

«Quella di domenica è stata una cosa enorme – racconta Giovanni Rolando, consigliere comunale e coordinatore del Comitato per la consultazione popolare – Nessuno ce la potrà portare via. Dopo questo successo nessuno potrà più liquidare la protesta contro il Dal Molin come quella di “quattro no global che riempiono le piazze solo perché chiamano gente da fuori”. Ora la protesta si è saldata insieme alle istituzioni».

«Un risultato eccezionale, che non ha precedenti – anche per il sindaco Variati – Una manifestazione spontanea di cittadini non politicizzati che, forse per la prima volta in vita loro, si sono recati ad esprimere il proprio pensiero ad un gazebo». La battaglia contro l’ampliamento della base, comunque, non finisce qui. Nelle prossime ore l’amministrazione di Vicenza studierà i passaggi istituzionali più idonei a fermare il progetto. E se il governo italiano è sordo, si proverà a far leva sulla “sensibilità alla democrazia” degli americani: «Di fronte a una comunità – spiega ancora Rolando – che esprime con questo livello di garanzia la sua contrarietà al progetto, le istituzioni Usa, sempre pronte a parlare di democrazia, non possono restare indifferenti».

Tornando in Italia, intanto, c’è già chi fa notare che a votare c’è andato “solo” il 28,5 per cento degli aventi diritto.Un terzo degli elettori. Ma gli organizzatori della consultazione, e anche il sindaco Variati, sfidano il centrodestra a dimostrare di saper fare meglio: organizzino anche loro un referendum, dicono, e vediamo se vanno a votare tutti gli 87 mila che hanno diritto. A votare, dicono da Vicenza, sono state soprattutto le donne. Le «più attente al futuro dei loro figli».

Pubblicato il: 06.10.08
Modificato il: 06.10.08 alle ore 17.43



Fonte:http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79674

Inserito da: Presty
Categoria:
Politica
 
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